Il moscone

Parassita infimo e opportunista
aspetta che il fetido odore di morte
del lacero resto
echeggi nell’aria pesante e marcia
della nostra edenica realtà

Pronto a succhiare ogni goccia d’essenza delle cose
non si cura di nulla
se non della propria vuota esistenza
passivo asseconda il suo cannibale appetito

La vecchia

Lenta, stanca, vuota
procede a fatica verso l’oblio
verso il riposo tanto agognato

Pare che nulla la tocchi
nulla la segni
nulla le importi

Di lei nessuno ha più cura
Solo il bastone sostiene
quel corpo avvizzito

Solo un saluto cordiale
uno sguardo d’amore
un gesto d’affetto
ridarle la gioia d’esser al mondo

Ma in fondo nulla mi tocca
nulla mi segna
nulla m’importa

Sono morto

Non mi credi?

Cosa fa un morto?
Non parla
Non chiede
Non pensa
Non piange
Non ride
Non vive

Capisci?
Siamo tutti morti, ma nessun morto ce l’ha mai detto


Il fiore del male (2008)

Il trionfo del declino

ha forse senso piangere per qualcosa che è già morto?
Può il dolore risanare ferite così gravi?
Non versare più alcuna lacrima,
o uomo che il tuo fato hai segnato
non esser triste,
un carnefice non lo è mai per la propria vittima

solo preparati per un’infima fine dal volto glorioso.

Attesa

Accerchiato dalle voraci arpie della mia esistenza
braccato dalle oscure presenze che mi alitano feroci dietro alla nuca
aspetto l’inesorabile Caronte del mio fato
Lasciatemi quindi divorare dagli effimeri momenti di quel poco che chiamo
vita
che quando l’ora del ritorno giunga alla mia soglia
non abbia concesso a quel misero istante il sadico supplizio del rimorso

Speranza

S’insinua serpeggiante
sulla satura culla del dolore
ci avvolge soave e delicata
carezza dal tocco lieve
le permettiamo di dissetarsi del nostro pianto
mentre la sua fame si scioglie d’ogni inibizione

Ma nel cuore e nell’animo
il cane rabbioso
spezza e divora le membra
del nostro patetico essere
nudi, inermi e soli contro la macabra realtà

Dannato cancro d’utopistico sogno infausto
dalle ceneri delle nostre delusioni